Circolo PD Basiglio

domenica 25 maggio 2008

Basiglio, partono le denunce «Volevano impedirci la festa»

L' ultima «beffa» risale a giovedì, il giorno del ritorno a casa di Giovanni, il fratellino di Basiglio. Gli assistenti sociali mostrano al papà il decreto di rientro immediato del ragazzino, si può andare a prenderlo. Ma prima gli «suggeriscono» di firmare un documento. Lui scrive, divorato dall' ansia di riabbracciare il figlio: «Mi dichiaro d' accordo a non far partecipare i miei bambini alla festa prevista per oggi perché mi trovo d' accordo con gli operatori nel proteggere i miei figli da una eccessiva esposizione che procurerebbe loro ulteriore stress». «È l' ultima offesa», dice l' avvocato della famiglia, Antonello Martinez. «Ma ora inizia la nostra controffensiva». Dichiarazione di guerra: denuncia penale e civile, esposto alla procura della Corte dei Conti per il danno erariale (un bimbo in comunità costa circa 300 euro al giorno), esposto al ministero dell' Istruzione. «L' unica cosa che voglio e posso fare - spiega Martinez - è far sì che chi in questa vicenda ha violato le leggi penali, civili e amministrative paghi per intero il suo conto con la giustizia. Lo devo a tutti i genitori disperati che a centinaia mi hanno chiamato in questi giorni». Tutto è partito dal disegno osé trovato sotto il banco della sorellina nel mese di febbraio (ma la denuncia risale a marzo). «Si sapeva che non era suo fin dall' inizio». I nomi «di chi ha sbagliato» vengono snocciolati con freddezza: la maestra che ha attribuito senza ragionevoli dubbi il disegno alla bimba; la preside che ha deciso di avvertire con procedura d' urgenza i servizi sociali, mancando di parlare con la famiglia e dichiarando il falso; i servizi sociali che hanno assunto il provvedimento senza incontrare i minori e i genitori; il sindaco di Basiglio, Marco Flavio Cirillo, «reo di aver dato in pasto all' opinione pubblica un quadro falsato che aggravava la posizione dei due bambini innocenti strappati ai genitori» attraverso «atteggiamenti non propriamente consoni a una repubblica democratica ma che riecheggiano altri regimi dove imperavano le bugie di Stato» e negando «che il provvedimento di allontanamento fosse opera dei suoi servizi sociali». Caso Basiglio, non è finita. Non lo è per quei 70 giorni di disperazione. Per le prese in giro che la bimba già da tempo subiva in classe. Per i modi con cui sono stati allontanati i fratellini. «Quando li hanno portati via - racconta il padre - a mio figlio è stato detto che se i suoi genitori non si fossero comportati bene gli avrebbero trovato una nuova mamma e un nuovo papà». Ora i due ragazzini vogliono dimenticare. «Mamma faremo finta che è stato un brutto sogno», dicono. Ieri il più grande, quando ha visto l' auto dei vigili sotto casa, ha temuto che lo riportassero in comunità: «Era terrorizzato». Il padre trova la forza per dire: «Ho fiducia nella magistratura». Poi svela: «Mi avevano proposto di cambiare avvocato e prenderne uno del Comune». Intimidazioni e pregiudizi. Non c' è altro in questa storia. «Chi osa dire "i giudici avranno avuto i loro motivi" sbaglia di grosso», avverte Martinez. «Nessuno si permetta di fare illazioni ingiustificate su quei poveri, purissimi bambini». L' auto dei vigili *** «Un' auto dei vigili è passata sotto casa: mio figlio era terrorizzato, temeva lo riportassero via»
da Corriere della Sera 24 maggio 2008

sabato 24 maggio 2008

Finalmente ! Era ora ! di Emanuele Fiano

Il caso, si sa, è cieco. Proprio mentre i media di tutta Italia incensano la luna di miele tra il paese e il governo per le significative decisioni prese a Napoli su Sicurezza, Economia e Spazzatura, e sorvolano sui problemi lasciati aperti, tipo sanatoria badanti, reato di immigrazione e sua compatibilità con la normativa europea e dissidi con AN sull’uso dell’esercito, esclusione di 3 milioni di statali dalla detassazione degli straordinari, proprio ora dicevo, casualmente mentre l’opinione pubblica è in tutt’altre faccende affaccendata, il caso ha voluto che il Governo decidesse di proporre al Parlamento un emendamento surrettizio ( cioè totalmente non omologo con il provvedimento su cui si incardina) scritto, come dicono tutti i Pidiellini sottovoce, per salvare Retequattro dalla sentenza della Corte Europea.
Quest’ultima infatti, dando ragione alla causa ultradecennale intentata da Europa 7, toglierebbe il canale di Cologno Monzese dalle trasmissioni analogiche per trasportarlo sul digitale.
Ma tu guarda! Quel Premier così gentile, suadente, cerimonioso con l’opposizione al limite della piaggeria, questo governo così indaffarato, unicamente per il bene del paese, a detassare gli staordinari e a pulire le strade da Rom e spazzatura, come dice qualcuno di loro, questo Governo trova pure il tempo per occuparsi ancora di quell’affaruccio di famiglia che è il futuro di Rete4.

Dove sono le priorità?

“Salari, pensioni e precariato”. Da Milano, sede della seconda riunione del "governo ombra", Walter Veltroni, segretario del Partito Democratico, non ha dubbi: queste le priorità. “E di questo non si sente ancora parlare", ha spiegato Veltroni, durante la conferenza stampa del PD. Tra i tanti temi, l'azione prioritaria per lo “shadow cabinet” resta l'emergenza economico-sociale in cui versa l'Italia.

“C'è una grande questione – osserva Veltroni - che non è stata messa all'ordine del giorno ed è la lotta al rischio di impoverimento di una grande parte della società italiana, serve un intervento del governo sulle questioni sociali”.

E sull'Ici, su cui aveva già lavorato il Governo Prodi con un abbattimento del 40% l'opinione è che "non sia sufficiente. Noi riteniamo urgentissimo affrontare il tema di coloro che la casa non possono acquistarla”. Per questo il PD intende rilanciare proposte presentate in campagna elettorale come il doppio intervento fiscale e la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico”.
In tal senso la doppia fiscalizzazione è utile “per aprire il mercato degli affitti” e la vendita dei patrimoni comunali e statali per la “costruzione di case popolari”.

Il PD si impegnerà a portare avanti le sue idee con un'opposizione intelligente ma ferma, che “distingue i provvedimenti che servono al paese ma che contrasterà quelli che non sono a favore del Paese”. E per questoa Milano il Governo ombra ha presentato la proposta di legge per un'impresa più semplice .

Anche sulla sicurezza Veltroni ha ricordato come “gran parte degli articoli sono copiati dal decreto Amato per cui non può non esserci il nostro consenso”. “Dissenso totale invece sul reato di clandestinità inserito proposto dal centro destra.

Visioni contrastanti anche sulle tante questioni in ballo, dalla Rai al nucleare passando per Alitalia. Infatti Veltroni precisa che “dialogare sulle riforme non significa non avere un'opposizione dura in Parlamento, non significa che non ci debba essere un confronto tra maggioranza e opposizione”.

E difatti entra nel vivo del confronto in atto tra maggioranza e opposizione. Rispetto all'acceso dibattito in corso alla Camera proprio sulla Rai e sull'emendamento al decreto “salva- frequenze”, Veltroni si augura “che ci sia una Rai nella quale non ci sia il peso dei partiti che c'è oggi, con un amministratore delegato che abbia i poteri necessari secondo quanto la legge Gentiloni aveva previsto con un arricchimento di responsabilità dell'amministratore delegato”.
Mentre sull'emendamento inserito all'improvviso, Veltroni si chiede “perché ci sia stato bisogno di introdurre surrettiziamente un tema di questo genere quando mi pare sull'argomento occorra aprire un dibattito parlamentare”

Veltroni poi ribadisce che il PD giudicherà dai provvedimenti e non dagli annunci, già a partire
da quello di Scajola di un possibile ritorno in Italia del nucleare.

“Non siamo in campagna elettorale – sottolinea il leader del PD - agli annunci devono corrispondere dei provvedimenti; se ci saranno li giudicheremo nel merito”. E aggiunge: “Non si capisce che tempi ci siano, non si capisce di quale generazione di energia nucleare. E' chiaro che si tratta di un approccio qualitativamente diverso”.

Anche per quanto riguarda Alitalia, Veltroni si chiede a che punto sia la formazione dell'eventuale cordata italiana, sbandierata ai quattro venti durante la recente campagna elettorale dal PDL.
“E' una questione urgente”, ricorda il segretario del PD perché legata al prestigio internazionale del Paese e perché in ballo ci sono migliaia di posti di lavoro.

“Il tempo scorre – precisa Veltroni - e con esso scorrono le risorse disponibili del prestito ponte, ma non emerge una soluzione alternativa ad Air France che è stata messa alla porta”.
Ma Veltroni spinge anche per la questione legata al Malpensa, che, secondo il leader PD, dovrebbe essere separata da Alitalia.

“C'è bisogno – si augura Veltroni - di altre linee ed altri voli per separare il destino di Malpensa da Alitalia e per il bilanciamento a favore di Malpensa e di questa parte di territorio del Paese”.

Anche la scelta di realizzare l'incontro del governo ombra a Milano non è casuale.
“Abbiamo riunito il governo ombra a Milano – spiega Veltroni - perché vogliamo sottolineare l'importanza della città per il Paese”.

Infatti anche quando si trattò di organizzare l'assemblea costituente la scelta, come ha ricordato lo stesso Veltroni, cadde già allora sul capoluogo lombardo.
“L'attenzione per questa particolare area del Paese, importante dal punto di vista economico, sociale, culturale e politico – ribadisce Veltroni - l'avevamo sottolineata anche in occasione dell'assemblea costituente che avevamo tenuto proprio qui a Milano. I risultati elettorali anche in Lombardia sono stati soddisfacenti e il Partito Democratico moltiplicherà gli sforzi per accrescere il consenso”.

Precariato e caro vita? Dal governo neppure un annuncio






martedì 20 maggio 2008

Sicurezza e diritti

Il governo ha deciso di introdurre il reato di immigrazione clandestina. Lo farà inserendo il provvevimento nel ddl che verrà approvato nel primo Consiglio dei ministri di Napoli. Nonostante gli appelli giunti dall'opposizione, dal mondo cattolico e della società civile, vince la linea dura della Lega e del ministro dell'Interno Roberto Maroni. Linea apertamente in contrasto con l'auspicio espresso da una parte della stessa maggioranza che vedeva nell'iter parlamentare - invece che in quello governativo - la via migliore per introdurre questo tipo di reato.
Durissimo il commento del ministro dell'Interno del governo ombra del PD Marco Minniti. "Il reato di immigrazione clandestina avrebbe un effetto boomerang. Provocherebbe un sovraffollamento delle carceri e produrrebbe l'effetto opposto a quello di garantire sicurezza e ordine sociale. Sarebbe sconcertante - aggiunge Minniti - immaginare l'arresto immediato degli oltre 630mila immigrati irregolari nel nostro Paese, comprese le badanti".
Il "pacchetto sicurezza italiano" ha suscitato grande interesse all’interno dell’Unione Europea. Interesse e preoccupazione. A Strasburgo è stato messo in evidenza come il problema dell’immigrazione non riguardi solo l’Italia, ma come ha spiegato Martin Schulz, presidente del gruppo socialista, "è presente ovunque nell’UE dove l’integrazione europea è insufficiente”. “ Ma cacciare le persone – ripete Schulz - è inaccettabile e non permette di risolvere alcun problema”. Naturalmente l’UE ha condannato le recenti violenze ai danni dei Rom avvenuti nel nostro Paese arrivando a stigmatizzare “la violenza razzista che si nutre di populismo”. “Noi non vogliamo accusare l’Italia – ha spiegato Schulz - ma chiederci insieme alle autorità italiane come risolvere il problema dei Rom, anche nell’interesse delle autorità locali che sono al limite della loro capacità di intervento”. Proprio per aiutare i paesi a trovare una soluzione sensata alla delicata questione, la Commissione Europea ha chiesto di varare al più presto una direttiva contro ogni tipo di discriminazione: di razza, età, fede religiosa, sessualità e disabilità. Per questo Schulz ha chiesto lo stanziamento di fondi comunitari e una politica coerente sulla materia che riguardi tutti gli Stati membri. “Perché - come ha precisato lo stesso parlamentare europeo – non possiamo perderci in polemiche sulle carenze di qualche paese, perché i Rom non possono essere bersaglio di una destra populista”.
Già nei giorni scorsi, il segretario Walter Veltroni aveva ribadito la posizione del PD su immigrazione e sicurezza.
No al reato di immigrazione clandestina. Walter Veltroni ha così ribadito con forza la posizione del PD rispetto al pacchetto sicurezza che verrà approvato dal governo nei prossimi giorni e sulla possibilità, ventilata nei giorni scorsi, di inserire nel codice penale il reato di immigrazione clandestina, già in vigore con scarsa efficacia negli USA. “Le questioni della sicurezza sono fondamentali per tutti i cittadini, per questo vanno affrontate con misure utili e non propagandistiche. Per questo il Partito Democratico dice di no all’idea di introdurre il reato di immigrazione clandestina: sarebbe una misura inutile e persino dannosa, capace di intasare le carceri e di spingere anche chi viene nel nostro Paese per lavorare tra le braccia della criminalità organizzata”.
Stop con la giustizia fai da te. Il segretario affronta anche i recenti fatti di cronaca che hanno visto verificarsi episodi di violenza, specialmente contro persone di etnia Rom. Partendo dalla necessità di affrontare l’emergenza, il leader del PD sottolinea con forza la necessità del rispetto della legalità da parte di tutti i cittadini. “Mentre ribadiamo l’impegno del PD a rispondere alla domanda di sicurezza dei cittadini, specie di quelli più deboli, diciamo un no fortissimo alle tentazioni di giustizia fai da te che in questi giorni si sono affacciate. La sicurezza è un monopolio dello Stato, quindi non è ammissibile nessun ammiccamento o anche semplicemente sottovalutazione davanti a fenomeni gravissimi come gli attacchi ai campi rom o a soluzioni sbagliate come quelle delle ronde”.
Effettività della pena, ripartire dal decreto Amato. Il PD non dimentica l’emergenza sicurezza ma sottolinea la necessità di una gestione equilibrata dei flussi migratori. “Per restituire sicurezza ai cittadini è necessario assicurare la effettività della pena e un percorso per il quale non vi deve essere soluzione di continuità, per chi commette reati di particolare gravità sociale, tra il momento dell’arresto e quello della condanna. Il Partito Democratico è favorevole a riprendere, integrandole coerentemente, le proposte del pacchetto Amato, cioè una idea fondata sull’equilibrio tra sicurezza e diritti”.
Politiche sull’immigrazione da gestire in una dimensione europea. Di fronte alla possibilità di introdurre il reato di immigrazione clandestina e all’idea di evitare qualsiasi sanatoria, il leader PD invita tutti ad una riflessione sul tema dell’immigrazione, stigmatizzando qualsiasi soluzione propagandistica. “Il problema dell’immigrazione va affrontato invece con un forte rapporto con l’Europa: le politiche della sicurezza e quelle dell’immigrazione devono essere raccordate e i controlli devono avere una dimensione continentale”.
Lotta alla clandestinità ma stranieri in regola sono una risorsa. Veltroni sottolinea inoltre come una gestione consapevole dei flussi migratori non possa prescindere da una lotta senza sosta alla clandestinità, ma riconoscendo anche le situazioni virtuose ed aumentando le possibilità di regolarizzazione. “Bisogna fare una battaglia seria contro la clandestinità e per questo è necessario integrare e riconoscere chi nel nostro Paese lavora e ha una casa (come le centinaia di migliaia di badanti che sono necessarie alle famiglie,o i tanti lavoratori dell’edilizia che non sono stati sinora regolarizzati per responsabilità di una legge sui flussi che non funziona). I tanti cittadini stranieri che lavorano regolarmente nel nostro paese sono una risorsa e non un pericolo: lo dimostra anche il fatto che tra gli immigrati regolari la percentuale di chi commette reati è del tutto analoga a quella dei cittadini italiani”.

lunedì 19 maggio 2008

Tornano a casa i fratellini tolti ai genitori

Fine di un incubo per i genitori di Basiglio: dopo due mesi, finalmente i loro due bambini tornano a casa. La sorellina, di 9 anni, dovrebbe tornare con i genitori già stasera; il fratello, di 13 anni, giovedì prossimo. Lo ha reso noto il legale della famiglia, Antonello Martinez: «Con il rientro a casa dei due bimbi è finalmente finito un brutto incubo durato 62 giorni che, a me personalmente, sono sembrati interminabili. Immagino con tristezza come lo siano stati per i genitori e, ancor più, per i bambini».
LA VICENDA - Tutto era cominciato il 14 marzo scorso. I servizi sociali di Basiglio si presentano all'improvviso a casa della famiglia, che sta festeggiando il compleanno del figlio maggiore. Senza dare spiegazioni prelevano i due fratellini e li sistemano in due comunità protette. Il giudice del Tribunale per i minorenni ha deciso così. Causa di tutto, un disegno «osè» che raffigura una bimba accovacciata su un ragazzino. Sopra, la scritta: «Giorgia (nome di fantasia) tutte le domeniche fa sesso con suo fratello, per 10 euro. A lei piace». La piccola chiarisce subito: «Macché, quello l'ha fatto la mia compagna per farmi dispetto, perché ho i dentoni e sono povera». I genitori confermano: «Il disegno era una trappola, i nostri figli sono discriminati solo perché meridionali» e meno ricchi dei compagni di scuola.
RESPONSABILITA' DA CHIARIRE - «L'unico ed esclusivo obiettivo che ci eravamo prefissati quel triste 14 marzo scorso è stato raggiunto - ha dichiarato l'avvocato Antonello Martinez - e quindi da oggi, senza avere più le mani legate e l'ossessiva pressione di sapere le due creature innocenti ingiustamente chiuse in due istituti lontano dai loro genitori, ci si deve necessariamente concentrare sui passi da effettuare in sede civile e penale, affinché chi ha delle responsabilità, di qualunque natura esse siano, in questa drammatica vicenda renda conto alla Giustizia ed all'opinione pubblica, cosicché casi come questo non si debbano più ripetere».
RINGRAZIAMENTI E CRITICHE - Il legale ha voluto ringraziare tutti coloro che lo hanno aiutato in questi giorni, cominciando dal gruppo di mamme di Basiglio, che si sono organizzate in comitati per sollecitare il ritorno a casa dei bimbi e il 6 maggio hanno organizzato un corteo di solidarietà, chiedendo che i due bambini fossero restituiti ai genitori il prima possibile. Martinez ringrazia anche gli esponenti della politica che «a prescindere dal colore di appartenenza, hanno interpretato con saggezza e lungimiranza il ruolo di chi si pone al servizio della collettività». Unica riserva il legale l'ha espressa per il sindaco di Basiglio, Flavio Cirillo, «uomo del quale non ho condiviso un solo gesto sia umano che istituzionale». Martinez ha inoltre ringraziato i periti di parte, Guizzardi e Casonato, il pediatra Benozzi, i media e «la nostra meravigliosa Italia che attraverso il popolo dei blog e a tantissime persone che con telegrammi, telefonate, fax e quant'altro mi hanno dato costanti segnali di solidarietà».
L'APPELLO: CHI SA PARLI - Il legale ha rivolto un appello affinché chi conosce i veri motivi della vicenda ora parli. «Chi vive a Basiglio conosce perfettamente i veri perché che hanno determinato questa tristissima storia. Non basta sapere! Coloro i quali hanno cognizione diretta devono testimoniare, devono vincere la paura e, come già successo in due occasioni, di cui una risolutiva per l'istruttoria civile, devono farsi coraggio e riferire a me, o meglio ancora direttamente all'Autorità Giudiziaria. Chi sa deve aiutare la Giustizia a scoperchiare completamente il nauseante pentolone che racchiude una delle pagine più squallide del nostro Paese».
da Corriere della Sera

domenica 18 maggio 2008

"Porta Furba" di Emanuele Fiano

Una fermata della linea A dela metropolitana di Roma si chiama Porta Furba, sta tra le fermate di Arco di Travertino e Numidio Quadrato. Porta Furba, è in fondo la porta attraverso cui ha tentato di entrare martedì Silvio Berlusconi nel suo discorso di investitura alla Camera. Monopolismo gentile lo ha etichettato Tabacci dell'UDC, cioè l'idea di svolgere contemporaneamente il ruolo di governo e quello di opposizione, presentando un governo che secondo il premier in fondo va bene a tutti, con un elogio del ruolo dell'opposizione, con una esaltazione delle difficoltà che proprio in ragione delle loro gravità pretendono unità.

Qualcuno lo ha letto come un discorso da candidato alla Presidenza della Repubblica e non da leader di una parte. Certamente un discorso furbo, suadente, ma che nulla ha detto sui grandi problemi che abbiamo d fronte. Nessuna chiarezza sul futuro di Alitalia, nessuna chiarezza sull'ipotesi di reato di clandestinità che porterebbe alle stesse conseguenze a cui porta oggi la contravvenzione alla legge Bossi-Fini, nessuna parola sul taglio della spesa pubblica. Molti toni bassi, molta sobrietà ed educazione non basteranno a rendere questo paese più "leggero" e moderno per il cittadino.

Berlusconi ha cinque anni per mantenere il patto con gli elettori, entrare dalla Porta Furba non basterà. Non basterà però neanche al Partito Democratico mostrarsi solo educato e disponibile al dialogo, dialogo su cosa esattamente? Qual è il piano economico di Tremonti? Chi paghera le necessità di tagli? Come saranno le modifiche della legge Bossi-Fini? Dove finiranno le liberalizzazioni? Lo stile è importante ma io sono più preoccupato del contenuto.
P.s.: per quello mi riguarda sia chiaro, io con chi chiude un occhio su incendi nei campi rom, molotov e giustizia fai da te, ho poco su cui dialogare.

sabato 17 maggio 2008

Aumentare salari e pensioni; le priorità per l'Italia






Priorità: salari e pensioni

Parte il dialogo con il Governo. Un incontro a Palazzo Chigi tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni di circa quaranta minuti centrato sulle riforme istituzionali. “Lo considero un fatto del tutto nuovo, da valutare positivamente perché credo non si possa auspicare un clima di conflitto sui temi istituzionali, il Paese non può permetterselo. In una democrazia matura non si confondono i ruoli, è normale che ci sia convergenza sulle regole del gioco ma nessuna melassa sul piano programmatico”. Non ha rinunciato a una battuta: “ho visto pubblicare sui giornali con una sorpresa la foto di una stretta di mano tra il presidente del consiglio e il leader dell’opposizione. Dovrebbe essere normale”.
Il dialogo era stato chiesto dal premier nei suoi discorsi alle Camere per la fiducia e Veltroni ha annunciato che ci saranno altre di queste iniziative. Veltroni in conferenza stampa ha tenuto a ribadire che c’è “differenza su temi e ricette e il via libera del PD è condizionato all’esame dei testi”. E anche sull’agenda del governo ha sottolineato che per il PD la vera urgenza sono salari, pensioni e precariato.
Per il segretario del PD va ribaltata la linea di condotta di questi anni: “No a riforme costituzionali a maggioranza, conflitti permanenti, non riconoscendo la legittimazione dell’avversario e avere magari sul piano programmatico confini imperscrutabili”.
Riforma delle istituzioni. L’ipotesi è quella di ripartire dal pacchetto Violante, le riforme licenziate dalla commissione affari costituzionali nella scorsa legislatura, che avevano già ottenuto largo consenso da una parte e dall’altra, e portarlo avanti". Norme che prevedevano la riduzione del numero dei parlamentari, una sola camera che faccia le leggi, tempi certi al governo per l'approvazione dei decreti legge. Le riforme istituzionali “sono urgenti e vanno fatte insieme. Lo avrei fatto se fossi stato capo del governo, lo faccio leader dell’opposizione. Ho detto a Berlusconi che si deve ricominciare da subito perché l’Italia ha bisogno di andare più veloce”. Per Veltroni è una questione di metodo perché naturalmente “non si può obbligare nessuno a convergere” ma neanche cambiare la Costituzione ogni volta che cambia la maggioranza “altrimenti il paese va a gambe all’aria. Per questo si devono cercare convergenze”.
Giusta la convergenza sulla politica estera. “I grandi temi di politica estera sono uno di quei terreni sui quali il paese è più unito e più forte. È un tema che non deve far parte del confronto con il capo del Governo, ma la cui sede sono le aule parlamentari. È un tema sul quale bisogna cercare convergenze al netto delle diversità
Riforma della RAI. “Sarebbe necessario fare una nuova normativa. Questa è una di quelle materie su cui ci sono stati grandissimi problemi. Serve una nuova norma che vada nella direzione di una fuoriuscita dei partiti. Il Cda della Rai deve essere eletto sulla base di nuove norme".
Alle Europee con una nuova legge elettorale. Per Veltroni “la legge elettorale per le europee va cambiata, alzando la soglia di sbarramento, ma non va impedito a quelle forze politiche che non sono rappresentate nel Parlamento italiano di essere presenti a Strasburgo. Per questo una soglia di sbarramento al 5% è troppo alta, può stare tra il 2 e il 3%”.
Aumentare salari e pensioni prima di eliminare l’ICI. Il segretario del PD ha in mente un’agenda diversa da quella del Pdl. “Mi aspetto che il governo presenti delle proposte per far fronte alla vera emergenza, la condizione sociale ed economica delle famiglie italiane. L’abolizione dell’Ici sarà valutata quando verrà varata e soprattutto se ne valuterà la copertura economica”. Intanto per il PD “se ci sono risorse vanno destinate ad aumentare salari, stipendi, pensioni e a far usicre tanti giovani dal precariato”.
Alitalia, grave il ritiro di Air France. Sulla compagnia di bandiera il segretario conferma il giudizio negativo sul ritiro di Air France. Sul tema si attende che il governo si presenti in Parlamento per avviare un confronto e se serve “anche un conflitto, tutto nell’ottica di aiutare lavoratori e azienda, mi auguro di comune intento. Resto dell’idea che aver fatto andar via Air France e aver annunciato una cordata che al momento ancora non esiste è stato un grave errore E' normale - ha detto alla fine - che si cerchi la convergenza sulle regole del gioco e al tempo stesso ci sia il confronto più aspro e serrato necessario sui programmi".
Veltroni ha precisato: il colloquio con il Presidente del Consiglio ha riguardato il partito più grande dell’opposizione. È il primo e ce ne saranno altri. Comunque ci sono altri partiti e deciderà lui se riterrà di avere un confronto anche con loro. Io rapprenseto solo il Partito Democratico, non pretendo di rappresentare altri”. Veltroni nel pomeriggio ha telefonato a Pierferdinando casini , leader dell’UDC e al capogruppo dell’Italia dei Valori, massimo Donadi.
Berlusconi: avviato confronto costruttivo
Con il segretario del PD, Walter Veltroni, "si è avviato un "confronto costruttivo" in un "clima sereno e cordiale" sul tema delle riforme istituzionali e "sui principali provvedimenti di programma di governo". E' quanto si legge in una nota del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. "Mi auguro - prosegue la nota - che questi incontri nella nella separazione dei ruoli tra maggioranza e opposizione possano proseguire in maniera continuativa nell'interesse del paese".

lunedì 12 maggio 2008

Un Governo Ombra per proposte, iniziative e ascolto






Per costruire l'alternativa: Governo Ombra

Una squadra pronta a contrastare le azioni del governo di Silvio Berlusconi ma anche a proporre soluzioni alternative ai problemi che affliggono il paese. È il governo ombra varato dal segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni. Politici affermati come Piero Fassino e Pierluigi Bersani accanto a volti nuovi come Pina Picierno e Matteo Colaninno. E una forte presenza femminile: nove donne su ventuno componenti. Tra i nomi annunciati da Veltroni anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, al "dicastero" delle riforme per il federalismo. Fanno parte del governo ombra Marco Minniti (interno), Piero Fassino (esteri), Pierluigi Bersani (economia), Linda Lanzillotta (pubblica amministrazione), Ermete Realacci (ambiente), Giovanna Melandri (comunicazione), Vincenzo Cerami (cultura), Lanfranco Tenaglia (Giustizia), Maria Pia Garavaglia (Istruzione), Matteo Colaninno (Sviluppo economico), Roberta Pinotti (Difesa), Alfonso Andria (Agricoltura) Ermete Realacci (Ambiente), Andrea Martella (Infrastrutture), Giovanna Melandri (Comunicazione), Mariangela Bastico (Regioni), Vittoria Franco (Pari opportunità), Beatrice Magnolfi (Semplificazione), Maria Paola Merloni (Politiche comunitarie), Michele Ventura (Attuazione del programma), Pina Picierno (Politiche giovanili). Ricardo Franco Levi, sarà il portavoce del governo ombra , mentre il coordinatore dell'esecutivo (l’alter ego di Gianni Letta) sarà invece Enrico Morando.

Alle riunioni del Governo-ombra parteciperanno anche Dario Franceschini, vicesegretario del Partito, ed i due capigruppo alla Camera e al Senato, Antonello Soro e Anna Finocchiaro.

“Il governo ombra avrà il ruolo non solo di dire no ma di formulare proposte alternative, come accade nei paesi dove è previsto costituzionalmente, come in Gran Bretagna”. E scherzando sui tempi: “Avevamo detto 48 ore ma abbiamo anticipato a 46. C'è stata la massima disponibilità di tutti e sono molto contento e soddisfatto. Non ci sarà il ministero per i Rapporti con il Parlamento, ruolo ricoperto dai capigruppo, ma abbiamo deciso di avere un ministero delle Comunicazioni a presidio della libertà di informazione, con Giovanna Melandri. A questo proposito, le donne sono nove su ventuno, il 43%, quasi quanto il governo spagnolo di Zapatero".

Veltroni e Franceschini in mattinata sono saliti al Quirinale per presentare al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,lo shadow cabinet: "Abbiamo informato il capo dello Stato della nostra iniziativa politica per organizzare l'attività di opposizione attraverso il modello anglosassone".

Veltroni ha inoltre annunciato che la prima riunione del governo ombra si terrà lunedì pomeriggio alle 17 e poi tornerà a riunirsi ogni settimana.

Il Partito democratico, accanto al "governo ombra", avrà una nuova struttura che affiancherà il segretario Walter Veltroni: un coordinamento composto di dieci membri. Lo ha annunciato Dario Franceschini, spiegando che con la nascita del “governo ombra” cesserà di esistere l'esecutivo ma nasce un coordinamento di cui faranno parte Piero Fassino, Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta oltre allo stesso vicesegretario, a Goffredo Bettini, Antonello Soro e Anna Finocchiaro, Beppe Fioroni per il coordinamento organizzativo e a Paolo Gentiloni che coordinerà il settore comunicazione. Le decisioni prese verranno sottoposte alla direzione che si terrà il 16 maggio.

Veltorni ha ribadito la linea politica del partito: "Il Pd non aspira ad essere autosufficiente ma a raggiungere comunque delle dimensioni tali a far si che esso sia il perno riformista di una possibile alleanza. Noi non siamo su una posizione di autosufficienza - ha spiegato - o su una che nega le alleanze. Ma qualsiasi alleanza deve avere un perno riformista che possa proporre un accordo programmatico, poi potranno nascere delle alleanze sia a livello locale che a livello nazionale". In ogni caso, ha detto infine Veltroni, "non saranno più alleanze contro ma alleanze su un programma sancito da un partito delle dimensioni del 33-34%".

Per Fassino "si dimostra che il PD non intende arroccarsi in una opposizione sorda o cieca, ma incalzare ogni giorno il governo con progetti e proposte che partano dai problemi del Paese e offrano risposte alle aspettative degli italiani".

Iniziativa promossa anche da Antonio Di Pietro, presidente dell'Italia dei Valori: "Auguriamo al governo ombra di poter svolgere al meglio il proprio lavoro. Ad esso assicuriamo il nostro appoggio e apporto costruttivo nel rispetto per l'alleanza e dell'impegno preso con gli elettori. L'Italia dei Valori prende atto con rispetto del governo ombra formato dal PD che, per le personalità
chiamate a farne parte, all'evidenza, pare professionalmente più credibile e competente del governo Berlusconi".

sabato 10 maggio 2008

"Ha giurato il governo, auto blu e cravatte verdi" di Emanuele Fiano

Ha giurato il Governo. Buon lavoro. Il paese ne ha bisogno. Li ho visti uscire sulle loro nuove auto blu da Palazzo Chigi, ogni tanto si intravedeva una cravatta verde.
Sarà un buon governo. A prescindere dal giudizio politico, ci sono le persone giuste al posto giusto? Ci sono competenze, professionalità, creatività?
Da qualche giorno i quotidiani vicini al neo premier hanno smesso di parlare di “Casta”, e quelli che questo tema lo hanno lanciato, pure. I casi della vita, tante volte.
Come potremmo invece definire il caso dell’invenzione del nuovo ministero della delegificazione, assegnato al ministro Calderoli, che nasce fatto su misura per un signore che doveva, obbligatoriamente, trovare posto nel tavolo rotondo di Palazzo Chigi?. A prescindere dal ruolo. E come dobbiamo giudicare la scelta del collega On. Alfano al ministero della Giustizia ? Certo Alfano è avvocato, ma questa qualifica non appare del tutto sufficiente a giustificare una simile scelta. E la Ministra Prestigiacomo si è mai, nella sua vita, occupata di ambiente. E la ministra Carfagna di Pari Opportunità.
Saranno magari ottimi Ministri, ma il modo in cui sono arrivati a questo incarico è, unicamente quello di appartenere ad una “Casta”. La “Casta” dei politici fedelissimi di Berlusconi. O di Bossi, o di Fini. Ricordo fiumi di parole in questi anni, del Cav. contro i professionisti della Politica che ovviamente stavano a sinistra. Ho conosciuto personalmente molti dei nuovi ministri. Fanno politica, e basta, da sempre. Non hanno un'altra professione e non l’hanno mai avuta. Molti di loro leggono avidamente Libero tutte le mattine, o il Giornale, o la Padania, annuiscono consenzienti agli articoli che denunciano i privilegi dei politici e poi la sera, avendo acquisito magari un ministero che nessuno sa dire di cosa si occuperà, tornano a casa con 8 uomini di scorta, auto blu, 20 o 30 persone di dipendenza al ministero e così via. Al collega Matteo Salvini, esperto di Arancini Padani, suggerisco di vigilare sugli sprechi, anche se ora le auto blu portano ministri con la cravatta verde.
Questo governo magari farà bene, una persona di buon senso deve comunque augurarselo, ma i meccanismi peggiore della politica italiana; cooptazione, manuale cancelli, fedeltà al capo, mancanza di indipendenza, sono tutti lì da vedere. E questo è un freno alle potenzialità della democrazia.
Indubbiamente ne sappiamo qualcosa anche noi a sinistra, anche noi abbiamo compilato liste elettorali dove, seppur in casi isolati, questi meccanismi hanno funzionato. Per questo il tema della democrazia interna dei partiti, dovrebbe essere tradotto in legge. Per questo per un partito dovrebbe essere obbligatorio svolgere congressi, in cui si confrontino linee diverse e si eleggano democraticamente i propri dirigenti. Il Partito Democratico lo farà per statuto l’anno prossimo, ed è un bene. La Pdl o la Lega temo mai, o comunque mai veramente. Alleanza Nazionale può essere.
E’ questa in fondo la fotografia di gruppo scattata ieri a Palazzo Chigi. Un governo di obbedienti al Capo Supremo, a parte forse la Lega, forte di una vittoria inequivocabile, si è insediato al timone di una nave in difficoltà. Un Partito nuovo, che crede fortemente nella democrazia interna ed esterna, e in cerca di una difficile rivincita, sta per cominciare una lunga traversata del deserto.

giovedì 8 maggio 2008

Se ci fosse luce sarebbe bellissimo. 30 anni dalla morte di Aldo Moro e prima giornata della memoria delle vittime del terrorismo







Non dimentichiamo!
Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Ultima lettera di Aldo Moro alla moglie Eleonora

mercoledì 7 maggio 2008

Sit-in di solidarietà per la famiglia di Basiglio.

Gli striscioni, a decine: «Senza di te la II A è vuota». I compagni della squadra di calcio: «Cosa dobbiamo fare per rivedervi?». I cori: «Resistete!». E gli applausi, scroscianti. Basiglio si raduna in piazza. Con un sit-in che mai nessuno aveva visto da queste parti. Mamme, papà e bambini a chiedere che i due fratellini — quelli del disegno osé — tornino a casa.
Giorgia e Giovanni sono in comunità da 54 giorni. Eppure tanti elementi inducono a pensare che i due bimbi, 9 e 13 anni, non c'entrino nulla con questa storia. L'ultimo è arrivato ieri: anche per il consulente del Tribunale dei Minori la vignetta da cui è nato il «caso Basiglio» non è stato fatta dalla piccola Giorgia. Un tassello in più che proverrebbe l'«innocenza» dei due fratelli. Lo riferisce Antonello Martinez, legale della famiglia, riportando le parole che il grafologo nominato dal giudice ha riferito al consulente della famiglia dopo l'incontro di ieri, con le due esperte a studiare la «mano» della bimba. «Per quel che mi riguarda — riferisce l'esperta di parte — Giorgia non è autrice né dei disegni (sono 7 quelli esaminati) né della scritta hard. Non ho trovato nessun elemento che dimostri il contrario e non credo che neanche la collega lo farà».
Nuove tappe per la storia che sta tenendo Basiglio con il fiato sospeso. Ieri mattina il Tribunale per i minorenni ha conferito l'incarico allo psicologo. Anche la famiglia ne ha nominato uno. «Mi pare che il giudice stia dando una accelerazione - continua l'avvocato - e confido che la vicenda si risolva al più presto. Comunque stiamo predisponendo una denuncia contro ignoti affinché la magistratura faccia chiarezza su fatti accaduti che definire inquietanti è limitativo». Una battaglia durissima. Accuse, testimonianze choc, mamme segnalate alla polizia perché appendevano volantini (per invitare al sit- in).
E la manifestazione di ieri sera: gioiosa, rumorosa, carica di affetto. Con le donne di Basiglio pronte a firmare una petizione per chiedere alla preside «che Giovanni non perda l'anno scolastico». Con gli abbracci ai genitori dei due bimbi per dire «dai, ancora un po' di pazienza». Con i canti dei più piccoli pronti a gridare «I bimbi vanno ascoltati e non traumatizzati» e «Liberateci dagli incubi degli adulti». Gli assenti: il sindaco, Marco Cirillo, le maestre, il parroco. Battere di mani e voci sempre più forti. Fino alle 21 in punto, quando i carabinieri avvertono i manifestanti: «Dovete lasciare la piazza. Avevate a disposizione un'ora sola di protesta».
da Corriere della Sera

Basiglio fratellini, in 300 in piazza

Più di 300 persone in piazza per chiedere che i due bimbi di Basiglio, lontani dalla loro famiglia da oltre 50 giorni, ritornino da mamma e papà.E' stata una manifestazione di solidarietà e di affetto quella di ieri sera davanti al Comune del centro residenziale alle porte di Milano: grandi e piccoli, genitori, compagni di classe e di giochi dei fratellini, lei 9 anni e lui 13, tra cori e applausi, girotondi e anche un piccolo corteo fino alla scuola non più frequentata dai due ragazzini, si sono stretti attorno ai due genitori, che poco meno di due mesi fa si sono visti portare via i loro figli. Figli allontanati da casa dai servizi sociali (il provvedimento è stato in seguito convalidato dal giudice del tribunale dei minori di Milano) dopo che la maestra
ha trovato sotto il banco della bambina un disegno, con una scritta, che la ritrae in atteggiamenti inequivocabili con il fratello e che lei ha sempre negato di aver fatto.
da Repubblica

1° Forum dei Circoli lombardi del PD

Si terrà a Milano Sabato 24 maggio dalle ore 10 alle 14 il 1° FORUM DEI CIRCOLI LOMBARDI DEL PD, un'occasione per confrontarsi e fare il punto sugli aspetti politici e organizzativi che interessano il Partito Democratico sul territorio.
"Fare società: i Democratici alla sfida del radicamento" è l'asse programmatico dell'incontro.
Nei prossimi giorni sarà possibile registrarsi su questo sito per confermare la propria partecipazione. Inoltre saranno pubblicate ulteriori informazioni relative all'evento.

Appuntamento per i Circoli del Collegio di Rozzano

Martedì 13 maggio alle 21.00 è convocato un incontro presso l'Aula Consiliare del Municipio, Piazza Foglia, 1 a Rozzano
Odg.:
- valutazione dei risultati dell'ultima tornata elettorale: considerazioni generali e riflessione specifica sui contesti locali
- proposte per una messa in rete dell'iniziativa politica dei Circoli locali in attesa della organizzazione del Partito Democratico nell'area metropolitana milanese

lunedì 5 maggio 2008

La violenza come stile di vita di Gad Lerner

Se la vittima del pestaggio di Verona fosse stato uno straniero anziché il povero Nicola Tommasoli, un giovane dei "nostri", oggi la città vivrebbe il medesimo turbamento?
Ne dubito, visto lo scarso rilievo attribuito finora alle scorribande contro gli immigrati perpetrate sistematicamente da anni in quel territorio dal "Fronte Veneto Skinheads" e da altre squadracce fasciste e padane, sedicenti cristiane o pagane, nel nome della lotta contro la società multietnica e il "mondialismo".
Nessun leader politico si è mai sognato di impostare la sua campagna elettorale contro i soprusi fisici, sessuali, culturali, inflitti ai nostri nuovi vicini di casa colpevoli di generare allarme sociale. Il tema non sarebbe redditizio come lo è invece ergersi a paladini della sicurezza minacciata dall´invasione degli "estranei".
Se al contrario fosse stato un criminale straniero a ridurre in fin di vita Nicola Tommasoli nel centro di Verona, non oso immaginare la rincorsa dei proclami e delle fiaccolate. Il vento che sospinge irrazionalmente in prima pagina l´ossessione per la sicurezza dei cittadini è alimentato dal calcolo politico ma scaturisce da una frattura culturale profonda, di cui è espressione anche il ventenne skinheads di buona famiglia pronto a scatenare violenza per futili motivi, dopo essersi autoproclamato sentinella del territorio.
Evitiamo per favore pseudoanalisi sociologiche sulla furia dei "nostri" contrapposta alla delinquenza degli "altri". Preoccupiamoci semmai di riconoscere la portata della frattura generatasi nel profondo della nostra concezione del mondo. Rimesso in discussione il paradigma universalistico di matrice illuminista, secondo cui gli uomini sono tutti uguali e ugualmente titolari di diritti irrinunciabili, tornano in auge la retorica del "sangue e suolo", il primato della tradizione, dei costumi e dell´appartenenza a una comunità storica, linguistica e religiosa. Il mito delle radici da preservare.
Lo storico Zeev Sternhell descrive una vera e propria corrente della modernità basata sul culto di tutto ciò che distingue e separa gli uomini, nata come critica alla rivoluzione francese e all´illuminismo per poi rinvigorirsi come cultura di massa della destra novecentesca. L´ideologia che motiva l´azione razzista e squadristica degli skinheads da stadio, dilaga ben oltre i manipoli di quella minoranza paranazista.
Mi guardo bene dal fare un tutt´uno con la riscoperta della spiritualità contro il mercatismo, su cui Giulio Tremonti fonda la nuova legittimità popolare di una politica votata a dominare le insidie della globalizzazione. Così come non collego la parodia terroristica del "Fronte Cristiano Combattente" di Roberto Sandalo – specializzato in attentati alle moschee – con la recente ripresa del tradizionalismo cattolico preconciliare. Ma non c´è dubbio che l´humus culturale delle ronde a presidio del territorio, l´enfatizzazione smisurata del pericolo rom, l´irrisione del "buonismo" di cui sarebbe colpevole il volontariato cattolico, sono frutti di quella medesima critica alla società contemporanea. Dove la destra si concepisce come naturale adesione alle diversità dei popoli che la sinistra pretenderebbe invece di comprimere in una gabbia oppressiva, innaturale, omologante.
Pochi giorni fa il sindaco leghista di Logagnano di Soma (Verona) ha invocato la pena di morte per il ventenne rumeno Claudio Stioleru colpevole dell´omicidio del suo datore di lavoro e (probabilmente) della moglie. Poi è emerso che Stioleru doveva soggiacere a umilianti pretese sessuali da parte della sua vittima, il che non giustifica certo il delitto ma rivela un quadro di soprusi perpetrati all´ombra della clandestinità. Sono le medesime forme di mercificazione dell´umano che alimentano il traffico della prostituzione femminile immigrata.
Solo che difficilmente le ragazze rumene e moldave uccise e abbandonate nei sacchi della spazzatura finiscono in prima pagina come le "nostre" donne violentate dagli stranieri, biecamente compatite in campagna elettorale a differenza dell´80 per cento degli stupri consumati tra le pareti domestiche.
Così il legittimo allarme per la microcriminalità che affligge le periferie urbane diviene un´altra cosa: il feticcio della sicurezza, adoperato da una parte politica per zittire l´avversario, cioè la sinistra, indicata come artefice di una globalizzazione che spalanca le frontiere. La falsa ideologia della diversità italiana (o padana, o cristiana) da preservare, autorizza di nuovo quel che ci illudevamo fosse definitivamente proibito: la colpevolizzazione di interi popoli, accusati di essere per loro stessa natura subdoli, violenti, pericolosi.
E´ inutile stupirsi poi quando si scopre che dei ragazzi di buona famiglia rivestono i panni dei giustizieri ariani e passano all´azione: come già i brigatisti di sinistra trent´anni fa, anche loro si proclamano avanguardia di un movimento popolare più vasto. E come allora può capitare che la violenza metropolitana, divenuta stile di vita, ferisca e uccida "per sbaglio" bersagli più vicini alla nostra sensibilità di quanto non lo siano i loro obbiettivi abituali.

L’odio per la diversità di Nando dalla Chiesa

E ora? Ora che dirà chi in questi mesi ci ha dipinto un mondo in bianco e nero, ci ha raccontato la violenza a gogo nelle città governate dalla sinistra, con gli immigrati forniti di licenza di spadroneggiare nelle vesti di rapinatori o stupratori? A Verona un ragazzo è stato ridotto in fin di vita da un branco di ventenni per una sigaretta rifiutata. E in questo episodio, via via che se ne chiarisce il contesto, si concentra una quantità di informazioni in grado di mettere in crisi gli stereotipi di mesi di informazione drogata. Dov'è, dunque, che la vita vale poco?
Se tempo fa l'opinione pubblica era stata sconvolta dalla notizia che nell'hinterland napoletano, in piena Gomorra, un ragazzo era stato ucciso a coltellate per rubargli il motorino, qua nella ricca e civilissima Verona un ragazzo è moribondo per una ragione ancora più futile: il rifiuto di una sigaretta chiesta chissà con che toni e con che intenzioni. E ancora. Quali etnie esprimono una assoluta assenza di freni nel delinquere? Se in più occasioni ha fatto comprensibilmente impressione la selvaggia violenza con cui hanno agito le bande slave durante le rapine in villa nel nord Italia o sull'Appennino, altrettanta impressione fa la selvaggia violenza di questo branco veronese, che sembra avere avuto per culla benedicente il tifo ultrà cittadino e le sue bande impunite.
Insomma: l'aggressione di gruppo è stata compiuta da italiani che (così dicono i testimoni) parlano il dialetto veneto; in una città di quel nord-est che reclama da sempre ordine e tolleranza zero contro la violenza degli immigrati; mentre il retroterra culturale è, per ciò che gli investigatori hanno appurato, quello della stessa estrema destra che, a furia di saluti romani, promette al paese di ridargli la agognata sicurezza, di restituire ai cittadini il diritto di camminare sicuri per le strade. L'estrema destra che presidia le curve, che manifesta con il Veneto Fronte Skinheads e che a Verona è giunta con tutti gli onori in consiglio comunale, parte della nuova maggioranza.
Sia chiaro, giusto per non lasciare margine agli equivoci. Quello che è accaduto a Verona poteva accadere in qualsiasi città italiana, visto il livello di violenza potenziale che scorre impaziente sotto la pelle di una società sempre meno capace di controlli e autocontrolli. Né quel che è accaduto può ragionevolmente essere imputato al sindaco Tosi e alla sua giunta. Occorre cioè evitare un gioco al massacro speculare a quello in cui si è specializzata la destra: attribuire per definizione ai sindaci gli episodi di violenza che si verificano nelle città governate dalla sinistra, facendo del dibattito sulla sicurezza una specie di maionese impazzita. Con tanti saluti alla serietà richiesta da quello che viene comunque rappresentato come il primo e più urgente dei problemi italiani.
Oggi Verona ci consegna una realtà assai diversa, terribilmente più complessa, senz'altro più inquietante di quella imperante nei mesi della campagna elettorale. L'idea che per conquistare più alti livelli di sicurezza si debba guardare solo alla criminalità "da importazione" produce un rischiosissimo strabismo. Non solo perché in questo paese la criminalità organizzata indigena è tuttora viva e vegeta, nonostante i molti colpi subiti. E il suo stato di salute non può lasciare tranquillo proprio nessuno. Ma anche perché si coglie sempre più una violenza diffusa, molecolare, che tende a insinuarsi con capacità espansive in molte pieghe ed enclaves sociali.
Basti pensare al tifo ultrà, e alla sua capacità offensiva verso le istituzioni e verso le persone. Un tifo mai perseguito e mai punito sul serio, e che trova i suoi momenti epico-simbolici nell'omicidio Raciti o nell'assalto di massa compiuto pochi mesi fa a Roma contro le stesse caserme delle forze dell'ordine (cosa mai accaduta neanche ai tempi della contestazione più dura).
E' stupefacente che quando si parla di sicurezza e di legalità questo capitolo (che fra l'altro presenta da anni proprio a Verona una delle punte di maggiore allarme) non venga mai affrontato. Ma si pensi ancora alla quantità di ferimenti e omicidi che si verificano con regolarità impressionante nei pressi delle discoteche, con protagonisti (alla pari, si direbbe) italiani e immigrati, quasi che nella società del divertimento si siano realizzate autentiche zone franche dal diritto. Oppure si pensi al fenomeno del bullismo delle scuole e fuori dalle scuole. O alla estrema facilità con cui si mette in gioco la vita degli altri, oltre che la propria, sulle strade, e non solo di notte.
Ecco, chi scrive non indulge a descrizioni catastrofiche dello scenario nazionale quando parla di sicurezza. Sa che certi reati (spesso i più gravi) sono da tempo in discesa. Ma sa anche che altri (non secondari) sono in aumento, e che questo produce, in termini di paura, un impatto tanto più forte quanto più invecchia la popolazione e quanto più i mezzi di informazione ci fanno apparire vicino un delitto avvenuto in aree lontane, e di cui un tempo mai avremmo nemmeno sentito parlare.
E dunque coglie e osserva con preoccupazione le molte correnti criminogene che percorrono una società aperta e precaria, ricca e diseguale, snervata dei propri valori e continuamente sospinta verso l'ammirazione acritica del denaro e della forza. Ma, appunto, una cosa bisogna sapere: queste correnti sono molte. E' lecito allora, è utile nasconderne alcune dietro lo scudo ideologico del pregiudizio razziale, concentrare l'allarme sociale solo sulle voci che fomentano il razzismo? Così come non è responsabile (e purtroppo lo si è fatto...) negare la presenza di una temibile criminalità da immigrazione, altrettanto non è responsabile usare quella criminalità per esorcizzare "tutto il resto".
Per esorcizzare quel che ci è scomodo vedere, a partire da questi "nostri giovani" un po' esuberanti -avranno bevuto un po' o saranno stati provocati-, e investire invece politicamente sulla paura per il diverso, che sia nomade o immigrato. Anche perché, a seguire questa strada, potrebbe accadere che la stessa vittoria elettorale, perfino a dispetto dei vincitori, dia alla testa di chi pensa che sia finalmente suonata l'ora del "liberi tutti". Che sia arrivato il momento in cui è consentito essere un po' "scavezzacolli". Se la sinistra ha i suoi limiti nell'affrontare il tema della sicurezza, la destra ha i propri.
Che non pesano di meno. E non è detto che non siano più densi di pericoli.

Vergogna!

"Bisogna contrastare ogni forma di violenza e intolleranza. Quando poi diventa una violenza fisica nei confronti di un ragazzo ucciso a bastonate, e' necessario avere un giudizio molto severo" Walter Veltroni

Walter Veltroni interviene al 23mo Congresso Nazionale delle Acli






domenica 4 maggio 2008

Costruiamo il nuovo

"Una forza che trasforma se stessa, radicata nei territori, dove contano gli associati, i cittadini, i loro rappresentanti piuttosto che le forme tradizionali. Un partito con forme di comunicazione nuove, aperto alle forze della società" Walter Veltroni

sabato 3 maggio 2008

Non solo la sicurezza. Il Pd deve giocare la carta della competitività. (Cronaca del primo giorno di Emanuele Fiano)

Il Senatur incede, col suo passo non più fermo, nel cortile di Montecitorio. Intorno, come di consueto, molto verde di fazzoletti e cravatte. Lo sento tuonare che o si fanno le riforme o si muore; ergo terrà il Cav. sulla corda per 5 anni, come nel 94.Noto rilassatezza nelle ronde verdi di Montecitorio, si sentono vincitori e lo sono, un Deputato Padano, corrispondente di Affaritaliani.it, ha ipotizzato nei giorni scorsi che gli arancini della Bouvette siano gentilmente offerti dai contribuenti e quindi gratuiti per i rappresentanti del popolo, ma il “Federalismo degli Arancini”, per cui mangi a Roma e pagano a Milano, non l’hanno ancora inventato; a Roma e a Montecitorio ti fanno pagare tutto e soprattutto i leghisti dovrebbero sapere che hanno un pubblico esigente e che fa pagare un prezzo alto a chi tradisce le promesse. Bossi lo evoca spesso, questo suo elettorato esigente, traducendo una pressione politica in fucili belli caldi. Solo Napolitano si scandalizza, ormai non si scandalizza più nessun’altro. Anche quando parla Fini nessuno scandalo; alto, abbronzato da sembrare il gemello di Bruno Vespa, tono della voce impostato sul quirinalese, corretto ed elegante, il pupillo di Almirante, entra nell'abito superpartes con fare esperto. Nelle sue parole, il 25 Aprile diventa festa della libertà e non più della Liberazione ( cambieranno anche il titolo del quotidiano di Rifondazione ?), il pericolo per l'Italia non viene più dai totalitarismi ma dal relativismo culturale, il dopoguerra è finito. Siamo entrati nell'Afascismo baby; quella roba li, partigiani, bellaciao, camerata Kesserling, Villa Tasso, bandiere rosse, è roba da museo, neanche da libri di scuola se seguono dell'Utri; i saluti romani al campidoglio scenografia ininfluente. Li vedremo all'opera gli afascisti, si misureranno su sicurezza, tasse e immigrazione, che sembrano ormai le uniche cose che contino nella testa della maggioranza degli italiani. Per carità, problemi seri e veri, si intenda bene. Io, da parte mia, non mi sgomento, non credo affatto che basti occuparsi solo di questo per fare dell'Italia un buon paese. Il momento migliore che io ricordi del governo precedente è stato il luglio 2006, le prime liberalizzazioni. Ci penso in questi giorni, sul perchè piacemmo allora e dove possiamo noi agire per riprendere in mano l’agenda politica, senza ingaggiare una perdente gara a chi urla di più sui temi che sono diventati patrimonio dell’altra parte. Noi dobbiamo di nuovo concentrarci sul tema di come liberare il paese dal giogo dei privilegi. della gerontocrazia, del parente importante, della assenza di sana competizione per il miglior servizio possibile; renderlo più leggero, più competitivo nell’interesse del consumatore, incontrare il desiderio degli italiani di liberarsi del peso delle banche, degli ordini professionali, dei monopoli, delle congregazioni, delle lobby, dello stato esattore e cattivo gestore di servizi. In quel campo se noi lo volessimo saremmo più forti di loro, meno vincolati e più moderni. Forse questo afascismo che Fini ci propone è quello che vuole la maggioranza degli italiani, un contenitore senza più differenze culturali invalicabili tra le due sponde della politica, non è il mio pensiero, ma il contenitore frutto della teoria dell'appiattimento delle ideologie è pur sempre un contenitore ideologico, e qualunque esso sia, lo abbiamo visto, il contenitore a molti italiani non basta più . Ci chiedono molti particolari sul contenuto. E siamo noi che possiamo riempire di contenuti nuovi e di modernizzazione il progetto di un paese che pare pensare solo a demolire campi rom, e a inventare nuovi dazi x i Cinesi. Un commentatore diceva ieri che per molti anni a venire, quando un italiano dovesse assistere alla violenza di un immigrato su di un italiano, per risolvere il problema cercherà l'aiuto di un leghista o di un militante sicuramente di destra. Solo se dovesse vedere la violenza di un italiano su di un immigrato, forse penserebbe di chiedere aiuto ad uno di sinistra. E' una semplificazione, ma dice qualcosa che nel paese esiste. Su quel piano, su chi sarà più duro, e magari intollerante o razzista con la sicurezza legata all'immigrazione, per noi non c'è partita. E per fortuna. Preferirei invece essere ricordato come quello che permette ad uno studente bravo di far carriera universitaria solo perchè è bravo, e magari di aprire la sua nuova impresa in una settimana, e di vincere un appalto di servizi per un comune solo perchè è l'offerta migliore.
Un caro saluto Emanuele Fiano

Martedì alle 20 la fiaccolata per i due fratellini di Basiglio. Attesa per l'indagine aperta dalla Procura

Primo Maggio, ascolta la tua voce







"Quando si verificano assurde e atroci tragedie sul lavoro in angosciosa sequenza in cui perdono la vita dei lavoratori, si leva ancora più fortemente il grido "BASTA!". Non può continuare così non ci si può rassegnare come una inevitabile fatalità dobbiamo tutti rimboccarci le maniche", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano celebrando presso la sede dell'Inail a Roma la ricorrenza del Primo maggio.

venerdì 2 maggio 2008

Disegno osé a scuola Appello delle mamme «Vogliamo la verità»

Tutto fermo. Nessun decreto di rientro in famiglia, nessuna certezza che i fratellini di Basiglio tornino a casa. Giorgia e Giovanni, 9 e 13 anni, restano in comunità. Sono lontani dai genitori da 48 giorni. «Troppo» per le mamme di Milano 3, che si interrogano sulla vicenda del disegno osé trovato sotto il banco della piccola Giorgia e probabilmente opera di una sua compagna di classe. «Siamo sconvolte» dicono all' uscita della scuola. E ora annunciano la data della fiaccolata indetta per chiedere la «liberazione» dei due bambini: martedì sera, dopo il ponte del Primo Maggio. Corrono via sotto la pioggia, gli ombrelli aperti per proteggere i loro figli. «Speriamo che i due fratelli tornino al più presto - dice una mamma-. Assurdo che nel 2008 possa accadere una cosa del genere». E ci sono anche parole di solidarietà nei confronti della mamma che avrebbe «scagionato» i due bambini (come riporta la dichiarazione messa a verbale di un supertestimone), indicando la propria figlia come l' autrice di quel disegno che ha cambiato i destini di una famiglia e che sta colpendo duramente la tranquilla comunità di Basiglio. «È stata coraggiosa e onesta - riferisce un' altra donna -. Le siamo tutti vicini, non deve essere stato facile». Anche perché a Basiglio si conoscono tutti, voci e sospetti girano e arrivano nelle case, si insinuano nelle lussuose sale da pranzo delle residenze dai nomi soavi - «spighe», «sorgente», «lago», «ontani» - si rincorrono al club, in palestra. Il sindaco, Marco Cirillo, racconta di una cittadina «provata» dagli ultimi fatti: «Stiamo seguendo gli sviluppi della vicenda. Mi auguro che tutto finisca bene, che i fratellini possano tornare a casa al più presto. Confidiamo nel Tribunale per i minorenni. Certo, qui il clima non è sereno». Non è sereno nemmeno Antonello Martinez, il legale dei due ragazzini che da oltre un mese si batte per riunire la famiglia. «Ora che si è chiarito anche l' equivoco del disegno - dice - perché non permettono a Giorgia e Giovanni di tornare alla loro vita di sempre?». Ci vorrà ancora tempo. La perizia calligrafica incaricata dal Tribunale per i minorenni dovrebbe depositare la sua consulenza entro quindici giorni. Lo psicologo dev' essere ancora nominato. La Corte d' appello deve pronunciarsi sul ricorso presentato da Martinez. Altri giorni, come confermano gli esperti: «Forse ci vorrà addirittura un mese». La vicenda Il disegno il 14 marzo, dopo la scoperta di un disegno osé sotto il banco di una bimba, i servizi sociali prelevano i due fratelli di Basiglio, Giorgia e Giovanni, di 9 e 13 anni, e li portano in comunità Il grafologo Il giudice del Tribunale dei minori solleva perplessità. Forse il disegno non è di Giorgia. E nomina un grafologo che sta studiando la scrittura della bimba, mentre la Procura apre un' indagine
Fonte "Corriere della Sera"

giovedì 1 maggio 2008

Primo Maggio un significato speciale, rinnoviamo l'impegno per la sicurezza


"L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto."
Articoli 1 e 4 della Costituzione della Repubblica italiana.

Una repubblica democratica fondata sul lavoro. È la carta d’identità del nostro paese, il primo dei principi fondamentali della Costituzione scritta per tutti gli italiani sessanta anni fa. Troppe volte il lavoro è stato accantonato e non è diventato un diritto. Troppe volte il lavoro invece di dare il pane alle persone ne ha provocato la morte. Troppe volte quel diritto è diventato un sogno, contrabbandando come lavoro a chi firma un contratto solo uno stato di precarietà. Primo maggio festa del lavoro per ricordare chi perde la vita sul lavoro, chi perde il lavoro, chi perde il sonno alla ricerca eterna di un lavoro, chi offre lavoro, chi lo trova e riesce a dare un senso alla sua vita proprio in questa dimensione. Lo ha ribadito oggi anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: "Quando si verificano assurde e atroci tragedie sul lavoro in angosciosa sequenza in cui perdono la vita dei lavoratori, si leva ancor più fortemente il grido: basta!. Non può continuare così non ci si può rassegnare come una inevitabile fatalità dobbiamo tutti rimboccarci le maniche. I numeri sono pesanti" ha detto Napolitano ricordando che dal primo gennaio ci sono stati 301 incidenti mortali e 270 mila infortuni. "Solo in aprile - ha aggiunto - sono morti 69 lavoratori e altri 57 mila si sono infortunati sul lavoro.Spero di festeggiare il prossimo Primo Maggio - ha concluso il Capo dello Stato - in un Italia che abbia messo in sicurezza il lavoro, che abbia ripreso a crescere per diventare un Paese economicamente e socialmente più equilibrato e più giusto". Ma proprio oggi quattro operai sono rimasti ustionati nello stabilimento dell'Ilva di Taranto.